Crisi convulsiva: cosa fare e cosa non fare
Come comportarsi durante una crisi convulsiva, i criteri che la rendono un'emergenza e il diario che serve al veterinario per decidere.
- Per chi
- Proprietari
- Specie
- Cane, Gatto
- Ambito
- Valido ovunque
Cosa serve prima di iniziare
- Un orologio o un cronometro sul telefono, perché la durata della crisi è il dato che orienta tutto il resto
- Uno spazio libero da spigoli, scale e acqua dove la crisi possa esaurirsi senza traumi
- Il numero della clinica e del pronto soccorso veterinario notturno, raggiungibili senza cercarli
- Il nome dei farmaci in corso e la data dell'ultima somministrazione, se l'animale è già in terapia
Assistere a una crisi convulsiva è la cosa più spaventosa che possa capitare a chi vive con un animale, e la reazione istintiva quasi sempre peggiora la situazione: si mettono le mani in bocca, si stringe l'animale, si corre in auto durante la crisi. Nessuna di queste tre azioni aiuta, e la prima manda al pronto soccorso il proprietario. La maggior parte delle crisi si esaurisce da sola in uno o due minuti e il compito di chi guarda è ridotto ma preciso: cronometrare, rendere sicuro lo spazio, osservare, filmare, chiamare quando servono i criteri giusti. Il primo soccorso non sostituisce la visita, e la registrazione di quello che hai visto vale quanto la crisi stessa, perché il veterinario non era presente.
Riconoscere una crisi e distinguerla da altro
Non tutto quello che sembra una crisi lo è, e la distinzione cambia la diagnosi. Una crisi generalizzata tipica presenta perdita di coscienza, caduta su un fianco, rigidità seguita da movimenti ritmici delle zampe, salivazione abbondante e spesso emissione di urina o feci. Una sincope, cioè uno svenimento di origine circolatoria, è più breve, il corpo resta flaccido, non ci sono movimenti ritmici né salivazione, e il recupero è quasi immediato. Un tremore da avvelenamento o da dolore lascia invece l'animale cosciente e reattivo.
| Elemento | Crisi convulsiva | Sincope | Tremore o contrazione |
|---|---|---|---|
| Coscienza | Assente nella forma generalizzata | Persa e recuperata in pochi secondi | Conservata, l'animale risponde al nome |
| Durata | Da trenta secondi a due minuti in genere | Da pochi secondi a mezzo minuto | Minuti o ore, con andamento continuo |
| Tono muscolare | Rigidità seguita da movimenti ritmici | Corpo flaccido, nessun movimento ritmico | Scosse fini o contrazioni localizzate |
| Salivazione | Abbondante e schiumosa | Di solito assente | Variabile, spesso assente |
| Urina o feci | Frequente emissione involontaria | Rara | Rara |
| Dopo l'episodio | Disorientamento anche prolungato | Ritorno rapido alla normalità | Nessuna fase di confusione |
Cosa fare durante la crisi
Guarda l'ora e avvia il cronometro
È il primo gesto, prima ancora di avvicinarti. La durata è il dato che decide se stai assistendo a un evento che si esaurisce da solo o a un'emergenza. A mente, dopo, ogni crisi sembra durata dieci minuti: quasi nessuna li dura davvero.
Allontana i pericoli invece di spostare l'animale
Sposta sedie, tavolini, oggetti pesanti e ciotole. Chiudi la porta delle scale e allontana gli altri animali della casa, che possono reagire male. Sposta l'animale solo se si trova in cima a una scala, vicino all'acqua, su una strada o su una superficie da cui può cadere: in quel caso trascinalo per la collottola o su una coperta, non prenderlo in braccio.
Tieni le mani lontane dalla bocca
Un animale in crisi non può inghiottire la lingua: è un falso mito ereditato dalla medicina umana di cinquant'anni fa. Le mascelle si serrano con una forza involontaria enorme e il morso, in questa fase, è profondo e lacerante. Nessun oggetto va infilato fra i denti.
Abbassa luci e rumori
Spegni le luci forti, il televisore e la musica, chiedi agli altri di parlare a voce bassa. La stimolazione sensoriale non provoca la crisi ma rende più lunga e più agitata la fase di recupero.
Filma la crisi da un metro di distanza
Inquadra tutto il corpo, non solo la testa, e riprendi anche i primi secondi dopo la fine. Se sei da solo, appoggia il telefono su un mobile e lascia che registri mentre tu gestisci lo spazio.
Proteggi la testa senza bloccare i movimenti
Se la testa sbatte contro un pavimento duro, infila sotto un cuscino piatto o un asciugamano piegato. Non tenere ferme le zampe e non stringere il torace: il contenimento non abbrevia la crisi e aumenta il rischio di lesioni muscolari.
Osserva e memorizza tre dettagli
Da quale parte del corpo è iniziato il movimento, se la testa era ruotata da un lato e se gli occhi erano aperti. Sono elementi che il veterinario usa per capire se la crisi ha un punto di partenza localizzato, informazione che cambia gli esami successivi.
Ferma il cronometro alla fine dei movimenti
La crisi finisce quando cessano i movimenti ritmici, non quando l'animale si rialza. Annota subito la durata sul telefono: nella confusione dei minuti successivi il numero si perde.
Misura la temperatura quando è di nuovo gestibile
Dopo una crisi prolungata l'attività muscolare fa salire la temperatura corporea. Se supera i 40 gradi avvisa la clinica e inizia un raffreddamento leggero con acqua fresca, senza ghiaccio.
Chiama la clinica con i dati in mano
Riferisci ora di inizio, durata cronometrata, aspetto della crisi, temperatura, farmaci in corso e eventuali esposizioni a sostanze. Chiedi se devi partire subito o se puoi presentarti in giornata.
Cosa non fare mai durante una crisi
- Non mettere dita, cucchiai, bastoncini o stracci fra i denti: non serve a niente e provoca morsi gravi e denti fratturati.
- Non versare acqua, latte, miele o zucchero in bocca: durante la crisi la deglutizione non funziona e il liquido finisce nei polmoni.
- Non prendere l'animale in braccio per portarlo in auto mentre la crisi è in corso, a meno che non sia in un luogo pericoloso.
- Non stringere né immobilizzare il corpo nel tentativo di fermare i movimenti: la crisi ha una durata propria che non dipende da te.
- Non somministrare farmaci umani per l'epilessia o sedativi avanzati da altre terapie: le molecole, le vie e i tempi non sono trasferibili.
- Non lasciare che altri animali si avvicinino, nemmeno quelli che convivono da anni con il soggetto in crisi.
Quando la crisi diventa un'emergenza
| Situazione | Urgenza | Cosa fare |
|---|---|---|
| Crisi che supera i cinque minuti | Emergenza immediata | Chiama e parti, continua a cronometrare |
| Due o più crisi nelle stesse ventiquattro ore | Emergenza immediata | Chiama e parti anche se fra le crisi sembra normale |
| Non riprende coscienza fra una crisi e l'altra | Emergenza immediata | Trasporto subito, avvisando durante il tragitto |
| Prima crisi in assoluto, anche breve | Visita in giornata | Prenota e porta il video dell'episodio |
| Crisi dopo contatto con una sostanza o un farmaco | Emergenza immediata | Porta con te la confezione o una sua foto |
| Temperatura oltre i quaranta gradi dopo la crisi | Emergenza immediata | Raffreddamento leggero e trasporto |
| Cucciolo sotto i sei mesi, animale diabetico, femmina in allattamento | Emergenza immediata | Non somministrare nulla per bocca, parti |
| Animale già in terapia con crisi più frequenti del solito | Contatto in giornata | Porta il diario delle crisi e l'elenco dei dosaggi in corso |
La soglia dei cinque minuti non è un numero arbitrario: oltre quella durata la crisi tende a mantenersi da sola e si parla di stato epilettico, una condizione che richiede farmaci per via endovenosa e monitoraggio. Allo stesso modo, due o più crisi ravvicinate nella stessa giornata definiscono le crisi a grappolo, che hanno una gestione diversa da una crisi isolata. Sono i due numeri da ricordare quando tutto il resto sembra confuso.
La fase dopo la crisi
Alla fine dei movimenti inizia una fase che può durare da qualche minuto a un giorno intero. L'animale può apparire cieco, urtare i mobili, camminare in cerchio, non riconoscere le persone, avere fame o sete intense, mostrarsi insolitamente affettuoso oppure irritabile. È una fase normale, non un secondo evento: va gestita con la presenza discreta e con l'ambiente giusto, non con stimoli.
- Resta nella stanza, seduto e in silenzio, senza carezze insistenti e senza chiamare l'animale di continuo.
- Lascia le luci basse e togli dal pavimento gli oggetti su cui potrebbe inciampare mentre cammina disorientato.
- Blocca l'accesso a scale, balconi, piscine e porte che danno sulla strada finché l'andatura non è di nuovo sicura.
- Offri acqua solo quando sta in piedi e deglutisce normalmente, e cibo non prima di un'ora dalla fine della crisi.
- Non lasciarlo solo con altri animali fino al recupero completo, perché il comportamento in questa fase è imprevedibile.
- Annota l'ora in cui è tornato normale: la durata del recupero è un dato clinico quanto la durata della crisi.
Il diario delle crisi che serve al veterinario
La decisione di iniziare o modificare una terapia antiepilettica si basa sulla frequenza e sulla gravità degli episodi, non su una singola crisi. I criteri più usati considerano due o più crisi in sei mesi, la comparsa di crisi a grappolo, uno stato epilettico oppure una fase di recupero particolarmente lunga o severa. Senza un registro affidabile quei criteri non sono applicabili, e la terapia finisce per essere decisa a memoria.
- Data e ora di inizio, con la durata cronometrata dei movimenti.
- Descrizione breve: parte del corpo di partenza, coscienza presente o assente, emissione di urina o feci.
- Durata della fase di recupero e comportamenti osservati durante quella fase.
- Contesto: sonno, risveglio, gioco, sforzo, viaggio, temporale, cambio di ambiente.
- Farmaci somministrati nelle ventiquattro ore precedenti, con orari e dosi già prescritte.
- Eventuali dosi dimenticate: sono la causa più frequente di crisi in un animale che era stabile.
- Link al video, così il neurologo può rivedere l'episodio invece di ricostruirlo.
Domande frequenti
- L'animale può soffocare con la lingua durante la crisi?
- No. La lingua è ancorata al pavimento della bocca e non può essere inghiottita. Il falso mito nasce dalla medicina umana di decenni fa ed è stato abbandonato anche lì. Mettere le mani o un oggetto fra i denti espone a morsi profondi, a fratture dentali e al rischio che frammenti finiscano nelle vie aeree, cioè crea esattamente il pericolo che si voleva evitare.
- Devo portarlo in clinica mentre la crisi è in corso?
- Solo se la crisi supera i cinque minuti o se si ripete senza recupero della coscienza. In tutti gli altri casi conviene aspettare la fine dei movimenti e i primi minuti della fase di recupero: caricare in auto un animale in crisi è pericoloso per chi guida e per l'animale, e in quei due minuti la clinica non farebbe nulla di diverso da quello che stai facendo tu.
- Una crisi sola significa epilessia?
- No. Una crisi isolata può dipendere da un problema metabolico, da un'intossicazione, da un'alterazione della pressione, da un trauma o da una malattia che riguarda il cervello, e in molti casi non si ripete. Per questo la prima crisi merita una visita e un esame del sangue, non l'inizio immediato di una terapia: la diagnosi di epilessia si costruisce escludendo le altre cause.
- Posso dare qualcosa di dolce se sospetto un calo di zuccheri?
- Non durante la crisi e non per bocca. Un animale che non deglutisce inala qualunque liquido gli venga versato. Se il sospetto di ipoglicemia è concreto, per esempio in un cucciolo di taglia piccola o in un animale diabetico in terapia, comunicalo alla clinica al telefono e parti subito: la correzione va fatta con un accesso venoso e con la glicemia misurata, non a stima.
- Quanto tempo dopo posso lasciarlo di nuovo da solo?
- Quando cammina in modo sicuro, riconosce le persone, beve e mangia normalmente e non ha avuto altri episodi per almeno alcune ore. Prima di allora il rischio non è la crisi ma la caduta: un animale disorientato che sale una scala o si avvicina a un balcone si fa male con facilità. Nel dubbio chiudi le porte critiche e lascia acqua a disposizione in una stanza sicura.
Cosa fare adesso
Avvia il cronometro, libera lo spazio intorno all'animale, tieni le mani lontane dalla bocca e filma l'episodio. Chiama e parti se la crisi supera i cinque minuti, se se ne ripete un'altra nelle stesse ventiquattro ore o se non riprende coscienza fra un episodio e l'altro. Alla fine annota durata, contesto e tempo di recupero nel diario: è quel registro, non il ricordo, a guidare le scelte terapeutiche successive.
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